Tutti ne parlano, pochi sanno cosa sia davvero.
La “cartella editoriale” che un editore o un’agenzia ti chiede non è un’unità di misura (che trovi in questo mio altro post), ma un documento di presentazione.
Serve a capire se sai riassumere, se hai consapevolezza del tuo libro e se scrivi con voce.
In pratica, è il tuo biglietto da visita narrativo.
E come ogni biglietto da visita, dice molto — anche quello che non vorresti dire.
1. Cos’è (e a cosa serve)
Una cartella editoriale è il dossier che accompagna un manoscritto.
Non serve solo a “convincere” un editore, ma a far capire che tipo di autore sei.
Chi legge non cerca un genio, cerca qualcuno che sa presentare il proprio lavoro in modo professionale.
Dentro deve esserci tutto quello che serve a capire l’opera senza leggerla tutta.
2. Cosa deve contenere
Una cartella editoriale standard include quattro elementi.
Più di così, stai già annoiando un redattore.
- Sinossi narrativa (250–300 parole)
Racconta la trama, non la riassumere. Niente suspense, niente “finale a sorpresa”: serve chiarezza.
Esempio: “Anna scopre che suo marito ha una doppia vita” è meglio di “una donna dovrà fare i conti con un segreto inconfessabile”.
Mostra struttura, non promesse. - Presentazione dell’autore (5–7 righe)
Non è un curriculum, è contesto.
Chi sei, cosa scrivi, e perché hai scritto questo libro.
Evita frasi tipo “scrivo da sempre” o “ho una grande passione per la scrittura”: lo sanno tutti. - Scheda tecnica
Titolo, genere, numero di battute (cartelle editoriali, appunto), target, stato dell’opera.
Serve precisione, non entusiasmo.
Esempio: “Romanzo noir, 240.000 battute (circa 130 cartelle), completo”. - Motivazione d’invio (facoltativa ma utile)
Spiega in due righe perché hai scelto quell’editore o agenzia.
“Ho pensato a voi per la linea narrativa e il taglio realistico dei vostri titoli” basta e avanza.
3. Come si presenta
Formato semplice, niente infografiche o logo personale.
File PDF o DOC, massimo 2–3 pagine.
Titoli chiari, margine comodo, font leggibile (Times, Garamond, Georgia, corpo 12).
E sì: scrivi il tuo nome nel file.
Non “cartella_definitiva_ultima_versione.docx”.
4. Esempio realistico
Titolo: Le formiche del mattino
Genere: Romanzo breve – realismo psicologico
Lunghezza: 215.000 battute (120 cartelle editoriali)
Sinossi:
Dopo la morte del padre, Pietro eredita un appartamento che cade a pezzi e una sorella che non vuole più parlargli. Nel tentativo di ristrutturare la casa, inizia a demolire anche il proprio equilibrio. Una storia sull’inerzia emotiva e sulla fatica di riparare ciò che non si vede.
Autore: Roberto Rossi, 37 anni, vive a Bologna. Lavora in ambito comunicazione e scrive racconti brevi. Le formiche del mattino è il suo primo romanzo compiuto.
Motivazione d’invio: Ho scelto di proporre il romanzo a [Nome editore] per l’attenzione che riservate alla narrativa italiana contemporanea.
5. Errori tipici (che fanno chiudere la mail)
- Scrivere la sinossi come fosse la quarta di copertina.
- Iniziare la bio con “Mi chiamo…”.
- Parlare del messaggio del romanzo (“una storia che invita a riflettere”).
- Non specificare il genere.
- Allegare 10 file “per completezza”.
Se ti riconosci in almeno due di questi, non sei pronto per inviare, ma puoi sistemare tutto con un’ora di editing serio.
6. Come inviarla
Invia una mail breve: oggetto chiaro (“Invio romanzo – titolo – autore”), testo conciso, cartella + manoscritto in allegato.
Evita allegati pesanti e link a Google Drive.
Mai scrivere “in attesa di un vostro riscontro positivo”.
Meglio: “Resto a disposizione per qualsiasi approfondimento”.
Chi lavora nei libri preferisce l’autocontrollo all’entusiasmo.





