L’autore non è mai solo (anche se fa finta di esserlo)
Quando compri un libro, vedi un nome in copertina. Spesso compri quel libro solo perché “quel” nome è in copertina. Ma nella maggior parte dei casi quel nome rappresenta solo la punta dell’iceberg.
C’è tutto un mondo sommerso fatto di editor, ghostwriter, script doctor, lettori professionali, consulenti editoriali. Alcuni compaiono nei ringraziamenti, altri scompaiono nel nulla.
Il caso Faletti: una revisione intensa
Giorgio Faletti scriveva i suoi romanzi, ma come racconta l’editore Alessandro Dalai nel suo libro, a trasformare quei testi in successi editoriali fu anche il lavoro di Federico Colombo, editor tenace.
“Faletti gli consegnava il suo testo definitivo e lui faceva un lavoro di editing davvero faticoso che durava anche dieci giorni, venti ore al giorno.”
Non era ghostwriting, ma insomma. Si trattava di un editing strutturale profondo: tagli, riscritture, aggiustamenti, ritmo, messa a fuoco narrativa. Lavoro invisibile ma fondamentale.
Il caso di molti “scrittori” famosi: quando il brand è più importante della penna
Nel mondo editoriale, ci sono casi in cui il nome in copertina non corrisponde sempre alla mano che ha scritto il libro. Inganno o strategia, lascio a chi legge il giudizio.
Molti autori che raggiungono il grande pubblico non scrivono più solo per passione, sono un marchio da vendere. Altri proprio non sanno scrivere ma sono già in partenza, per i più svariati motivi, un marchio (o brand che dir si voglia). In questi casi, l’immagine pubblica dell’autore diventa fondamentale, e il libro, più che un’opera letteraria, è un prodotto. L’editore affida a esperti editor o ghostwriter la creazione di un testo che rispecchi lo stile e la visione dell’autore, dando al lettore quello che si aspetta da quel “brand”. Questa dinamica, pur non essendo un segreto negli ambienti professionali, stride con l’immagine romantica del genio solitario.
Le motivazioni per cui ci si affida a un ghostwriter, dunque, sono diverse:
- Sfruttamento del marchio: l’autore è un brand, e i libri sono prodotti che devono riflettere quell’immagine pubblica.
- Esigenze di mercato: le case editrici possono richiedere uscite regolari che l’autore, da solo, faticherebbe a sostenere.
- Focalizzazione: l’autore magari preferisce concentrarsi sulla creazione di mondi e trame, delegando la stesura dettagliata o la rifinitura stilistica.
- Mancanza di tempo: autori molto famosi sono spesso impegnati in molte altre attività.
Ghostwriter, editor e scrittori ombra: chi scrive cosa?
- Ghostwriter: scrive l’intero testo per conto di un altro, spesso in anonimato e vincolato da accordi di riservatezza (NDA) Molto comune nelle autobiografie di personaggi famosi. Editor narrativo: lavora su un testo già esistente, intervenendo su struttura, trama, personaggi, stile. A volte, il suo intervento può essere così profondo da riscrivere intere parti.
- Script doctor: figura presa in prestito dal cinema, specializzata nel “curare” dialoghi, ritmo e struttura narrativa
- Scrittore ombra: simile al ghostwriter, ma spesso con maggiore libertà creativa nel definire la “voce” del personaggio pubblico per cui scrive
Prendiamo il caso di Raymond Carver e il suo editor Gordon Lish.
Carver, uno degli autori più acclamati del XX secolo, deve parte della sua fama proprio all’intervento radicale di Lish, che non si limitava a fare solo l’editing: riscriveva.
Molti racconti di Carver, come quelli raccolti in “Di cosa parliamo quando parliamo di amore”, sono stati drasticamente accorciati da Lish. Dalle versioni originali, più lunghe e dettagliate, il lavoro dell’editor ha ridotto i testi a forme più brevi, più dure, più intense. Lish, in sostanza, ha modellato lo stile che ha reso Carver uno dei pilastri del minimalismo americano. Non si trattava di un semplice aggiustamento stilistico, ma di una vera e propria trasformazione creativa.
Anche se la paternità del lavoro finale è indiscutibilmente di Carver, il contributo di Lish è stato talmente profondo che alcuni critici hanno parlato di “scrittura condivisa”. Questo caso è solo uno dei tanti esempi di come un editor possa non solo affinare, ma a volte reinventare un’opera.
Perché non se ne parla? Perché vende di più la favola
Il pubblico ama l’idea del genio solitario. Lo scrittore che scrive da solo in una baita di montagna è un mito romantico che rassicura.
Dire che un libro è frutto di un team non piace. È come scoprire che i piatti del tuo chef stellato sono preparati al 90% dal sous-chef. Ma la realtà è questa.
Il lettore non legge chi ha scritto, legge come è scritto
La domanda giusta non è “l’ha scritto lui?”
La domanda giusta è: funziona? Mi prende? Mi parla?
Se sì, allora forse non importa sapere quanti ci hanno messo mano. Ma per chi scrive — o vuole farlo — conoscere il retroscena è fondamentale. Aiuta a demistificare il processo creativo e a capire che la scrittura professionale è quasi sempre un lavoro di squadra, anche quando appare come l’impresa solitaria di un singolo nome su una copertina





