Home » Blog » Consigli di scrittura » Il Viaggio dell’Eroe (e la noia viaggia con lui)

Il Viaggio dell’Eroe (e la noia viaggia con lui)

da | Set 11, 2025 | consigli di lettura, Consigli di scrittura

 

1. Il Viaggio dell’Eroe non è un vangelo

Se hai mai frequentato una scuola di scrittura, sai già cosa ti diranno al secondo giorno: ‘Segui il Viaggio dell’Eroe.’ Come se fosse la ricetta della Coca-Cola.
In realtà, è più un cliché travestito da metodo.
Funziona? Sì.
Sempre? No.
Necessario? Nemmeno per sogno.

2. Il viaggio dell’eroe Da Campbell a Disney passando per Vogler

L’idea nasce da Joseph Campbell, studioso di mitologia comparata e autore di “L’eroe dai mille volti” (1949), in cui identifica uno schema ricorrente nei miti di ogni cultura: il “monomito”. Un ciclo narrativo in cui l’eroe parte, affronta prove, e ritorna trasformato.

Hollywood ci ha messo poco a impacchettarlo. La Disney ne ha fatto uno standard e Christopher Vogler, consulente alla sceneggiatura per la major, ha distillato il modello in un memo interno che poi è diventato il libro “The Writer’s Journey” (1992). Lì codifica in 12 tappe il viaggio dell’eroe, rendendolo un manuale operativo per film e romanzi.

Le 12 tappe secondo Vogler:

  1. Mondo ordinario
  2. Chiamata all’avventura
  3. Rifiuto della chiamata
  4. Incontro con il mentore
  5. Attraversamento della prima soglia
  6. Prove, alleati e nemici
  7. Avvicinamento alla caverna più profonda
  8. Prova centrale
  9. Ricompensa
  10. Via del ritorno
  11. Resurrezione
  12. Ritorno con l’elisir

Il risultato è una generazione (o due) di storie tutte uguali: chiamata all’avventura, mentore saggio, rifiuto, prova, ricompensa, ritorno. Fine. E noia.

3. Il viaggio dell’eroe Funziona? Sì, se sai usarlo

Il problema non è il modello, ma l’abuso. Se ogni storia ha lo stesso ritmo, le stesse tappe, le stesse svolte, il lettore sa già tutto al minuto cinque. Il Viaggio dell’Eroe spesso diventa un algoritmo, non una narrazione. La sorpresa muore e la voce dell’autore con lei.

Paradossalmente, è proprio quando lo prendi a martellate che ti accorgi della sua utilità. Il Viaggio dell’Eroe è un buon test: ha il tuo protagonista un conflitto vero? C’è trasformazione? Ha qualcosa da perdere? Non è uno stampino, è una cartina tornasole. Serve a capire cosa manca, non cosa deve esserci per forza.

Il trucco non è seguire il Viaggio dell’Eroe, ma farlo lavorare per te.
Prendilo come uno strumento diagnostico: se la tua storia non funziona, prova a mappare le 12 tappe. Non per forzarle dentro, ma per capire cosa manca. Il protagonista ha davvero un desiderio? Supera qualcosa o resta fermo? C’è un prima e un dopo che vale la pena raccontare? In questo senso, il Viaggio dell’Eroe è utile quando non lo segui: quando lo usi per testare, non per obbedire.

USO INTELLIGENTE DEL MODELLO

  • “Il Signore degli Anelli” di Tolkien – Frodo ha tutte le tappe ma Tolkien le rende organiche, non meccaniche
  • “Harry Potter” (primi libri) – Rowling usa la struttura ma la riempie di dettagli originali e sottotrame
  • “La Storia Infinita” di Michael Ende – Meta-narrativo: gioca consapevolmente con l’archetipo dell’eroe

4. Alternative strutturali (senza per forza essere sperimentali)

  • L’arco di trasformazione: proposto da Robert McKee, guru della sceneggiatura, nel suo libro “Story. Contenuti, struttura, stile, principi per la sceneggiatura e per l’arte di scrivere storie”. Più che tappe, è una curva di cambiamento.
  • Struttura in 5 atti: formulata da Gustav Freytag, drammaturgo e teorico tedesco dell’Ottocento. Ancora efficace per storie con ritmo lento o psicologico. L’opera di riferimento è “Tecnica del dramma” (1863).
  • Modello a spirale: senza autore unico, ma caro alla narrativa letteraria contemporanea. Il punto non è arrivare, ma scavare: esplorare i temi tornando ciclicamente su snodi profondi.
  • Strutture corali o orizzontali: niente eroe centrale, ma molti punti di vista
  •  

 5. Scrivi storie, non saghe del predestinato

Il Viaggio dell’Eroe è sopravvalutato ma può essere utile.
Il punto non è seguirlo o ignorarlo: è conoscerlo abbastanza da scegliere quanto seguirlo o se ignorarlo del tutto.
La struttura deve essere al servizio della storia, non il contrario.

ALTERNATIVE STRUTTURALI EFFICACI

 “Cent’anni di solitudine” di Márquez – Struttura ciclica/spirale
“Il nome della rosa” di Eco – Struttura del giallo, non del viaggio eroico
“American Tabloid” di Ellroy – Struttura corale/orizzontale, con elementi del modello a spirale.
“Sostiene Pereira” di Tabucchi – Trasformazione psicologica, non avventura fisica
“L’amica geniale” di Ferrante – Doppio protagonista, sviluppo orizzontale
“Mrs. Dalloway” di Virginia Woolf
– Una giornata, flusso di coscienza, niente viaggio
“Middlesex” di Jeffrey Eugenides – Struttura generazionale, tre timeline
“Gomorra” di Saviano – Reportage narrativo, struttura a mosaico
“Trainspotting” di Irvine Welsh – Antieroe, nessuna redenzione classica
“Norwegian Wood” di Murakami – Malinconia quotidiana, niente epica
“Io non ho paura” di Ammaniti – Crescita attraverso trauma, non avventura
“Come Dio comanda” di Ammaniti – Più personaggi, nessun eroe centrale
“La solitudine dei numeri primi” di Giordano – Due protagonisti paralleli, struttura simmetrica
  

Cover del libro La Macchina Morbida di Roberto Errichelli