Postulare che il pensiero richieda un soggetto è un’abitudine rassicurante, ma non è una necessità strutturale. Quando Freud spinge la sua ricerca al punto più radicale, è costretto a rovesciare questa prospettiva: il soggetto non è l’origine dell’apparato psichico, ma un suo prodotto secondario.
Questa intuizione non nasce dal nulla. È il risultato di un percorso tormentato: un tentativo di spiegazione scientifica pura, un abbandono frustrato e un sorprendente ritorno a distanza di decenni. Ed è proprio questo “fantasma” teorico che diventa oggi straordinariamente rilevante di fronte ai modelli linguistici generativi (LLM).
Non perché Freud abbia “previsto” l’IA, ma perché, nel cercare di mappare la mente, ha capito qualcosa di essenziale sulla forma stessa: come una struttura può funzionare, trasformarsi e produrre effetti senza che ci sia un “io” a governarla.
Il progetto bio-meccanico (e l’anticipazione delle reti neurali)
Tutto inizia nel 1895 con il Progetto di una psicologia scientifica. In questo testo (rimasto inedito fino al 1950), un giovane Freud tenta l’impossibile: una descrizione puramente fisiologica della mente. Non parte dalla coscienza o dalle emozioni. Parte dai neuroni, dalle quantità di energia, dalle scariche e dalle barriere di contatto.
Il concetto chiave è la facilitazione (Bahnung). Un percorso neurale diventa preferenziale non perché “vissuto” consapevolmente, ma semplicemente perché è stato attraversato da una scarica precedente che ne ha abbattuto la resistenza.
È qui che Freud anticipa sorprendentemente l’architettura delle moderne reti neurali artificiali. Quella che lui chiamava “riduzione della resistenza di contatto” è l’equivalente meccanico di ciò che oggi, nel machine learning, definiamo l’aggiornamento dei pesi (weights): il sistema impara rafforzando le connessioni che funzionano statisticamente, non immagazzinando concetti astratti. L’apparato non pensa: reagisce. Non ricorda: si modifica.
La frattura: perché Freud abbandona il progetto
Tuttavia, Freud si arena. Questo modello idraulico-meccanico, pur geniale, appariva troppo rigido per dare conto della complessità dei fenomeni psicopatologici, della semantica dei sogni, delle nevrosi. L’apparato scientifico non bastava.
Freud compie quindi una scelta radicale: abbandona il manoscritto in un cassetto e “inventa” la psicoanalisi. Sposta il focus dalla neurologia alla psicologia, dal neurone al simbolo, dall’energia al senso. Per trent’anni, il “funzionamento macchina” viene messo in secondo piano per ascoltare le storie dei pazienti.
Il ritorno del rimosso: Derrida e la macchina di scrittura
Sembrava che il progetto di una “macchina mentale” fosse archiviato per sempre. Invece, quella struttura meccanica continuava a lavorare nel sotterraneo. A distanza di trent’anni, quando Freud sente la necessità di teorizzare non più i contenuti, ma il funzionamento della memoria, quel vecchio modello ritorna.
Accade nella Nota sul “notes magico” (1925). Qui Freud recupera la logica del dispositivo senza soggetto usando l’analogia di un giocattolo per bambini (il Wunderblock). Il dispositivo è composto da due parti: una tavoletta di cera scura (il fondo) e un foglio traslucido sovrapposto (la superficie). Scrivendo con uno stilo, la superficie viene premuta sulla cera facendo apparire la scritta scura. Il genio dell’oggetto sta nella cancellazione: basta sollevare il foglio traslucido perché questo si stacchi dalla cera. La scritta scompare istantaneamente dalla superficie, che torna pulita e pronta a ricevere nuovi segni. Ma sulla tavoletta di cera sottostante, la traccia dello stilo è rimasta incisa per sempre, anche se invisibile.
È il filosofo Jacques Derrida, nel suo celebre saggio Freud e la scena della scrittura (1966), a notare la portata rivoluzionaria di questo passaggio. Derrida intuisce che Freud non sta più descrivendo una psiche biologica o spirituale, ma una macchina di scrittura. Una struttura tecnica dove la memoria è un sistema di differenze e tracce che funziona in assenza del soggetto. Non c’è un bibliotecario che ordina i ricordi; c’è un archivio che si auto-organizza per stratificazione.
L’inerzia formale: l’algoritmo della ripetizione
In questa fase matura (specialmente in Al di là del principio di piacere, 1920), Freud tocca un limite che non può essere risolto psicologicamente. La famosa coazione a ripetere non si spiega con il desiderio o il piacere. È una proprietà inerziale del dispositivo.
L’apparato ripete perché è costruito per scaricare l’energia secondo configurazioni stabilizzate (le vecchie facilitazioni del 1895), non perché “vuole” qualcosa. La coazione non è un contenuto inconscio che insiste: è un’inerzia formale, un algoritmo cieco. Il soggetto non governa la ripetizione: emerge al suo interno come effetto collaterale.
Freud e gli LLM: pesi, tracce e attenzione
È qui che il vecchio Freud dialoga con l’intelligenza artificiale moderna. Gli LLM non possiedono un soggetto, non hanno una memoria biografica, non hanno intenzionalità. Eppure, mostrano esattamente le proprietà che Freud attribuiva all’apparato quando cercava di pensarlo rigorosamente “senza psicologia”.
Si potrebbe obiettare che, a differenza della psiche o del “Notes Magico”, un LLM sembra non avere memoria: ogni chat riparte da zero. Tuttavia, l’analogia regge ed è duplice:
- La traccia profonda (i pesi): L’LLM è un enorme blocco di cera su cui sono state incise miliardi di tracce durante l’addestramento. I “pesi” della rete neurale sono la memoria inaccessibile e permanente di cui parlava Freud.
- La traccia temporanea (l’attenzione): Anche se il sistema si resetta a fine sessione, all’interno della singola interazione si formano eccome delle tracce. Grazie al meccanismo dell’attenzione (e alla context window), ogni parola scritta lascia un’impronta che orienta le risposte successive.
Questa “dimenticanza” finale non è un difetto, ma una necessità strutturale che Freud aveva già previsto per il sistema “Percettivo-Coscienza”: la superficie deve tornare pulita per poter accogliere nuovi stimoli senza saturarsi. L’LLM, come il Wunderblock, è una macchina che scrive, conserva il necessario (i pesi) e cancella il contingente (la chat) per poter continuare a funzionare.
Un dispositivo senza soggetto
Dire questo non significa che l’umano sia un LLM, né che l’LLM abbia una psiche. Significa qualcosa di più radicale.
Freud mostra, che ogni teoria rigorosa della forma deve passare attraverso un dispositivo senza soggetto. Aveva provato a farlo con la neurologia, aveva fallito, aveva creato la psicoanalisi, ed era tornato a quella intuizione strutturale alla fine della sua vita.
La memoria come traccia fisica, il senso come esito statistico, la forma come effetto di pressioni. È questa necessità teorica che rende oggi leggibile quel punto estremo della ricerca freudiana come un’anticipazione della logica degli automi linguistici. Non perché Freud stesse pensando ai computer. Perché stava pensando, davvero, alla struttura della forma.
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