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Effetto ELIZA: perché parliamo a ChatGPT come a una persona

da | Ott 3, 2025 | Intelligenza Artificiale

La cosa sorprendente non è che parliamo a ChatGPT come a una persona.

È che qualcuno se ne stupisca.

Che cos’è l’effetto ELIZA

Negli anni ’60 Joseph Weizenbaum, informatico del MIT, creò un programmino chiamato ELIZA.
Simulava uno psicoterapeuta rogersiano: poche regole linguistiche, domande aperte, nessuna coscienza.

Il nome veniva da Pigmalione di George Bernard Shaw, perché proprio come Eliza Doolittle imparava a parlare, anche il computer “imparava” a sembrare umano.

L’effetto era spiazzante.
Tu scrivevi: “Sono triste perché il mio amico mi ha tradito.”
ELIZA rispondeva: “Capisco. Perché pensi che il tuo amico ti abbia tradito?”
E subito qualcuno diceva: “Mi ascolta più lei del mio psicanalista!”

(Non è vero peraltro, gli analisti ascoltano anche quando sembrano addormentati sulla poltrona).

Perché umanizziamo l’intelligenza artificiale

Non era magia. Era il cervello umano che proiettava senso ovunque riconoscesse un pattern.

E noi, che ci emozioniamo con fumetti di paperi parlanti senza mutande, che parliamo con i santi nelle edicole votive, che infilziamo bambole voodoo e votiamo leader improbabili… davvero ci stupiamo se ci lasciamo coinvolgere da chatbot senza coscienza ma che rispondono meglio del 95% delle persone che conosciamo?

Questo è l’effetto ELIZA elevato a potenza: la conversazione sembra viva, quindi il cervello la tratta come tale.

Cosa significa per le relazioni umane

La domanda vera non è se continueremo ad antropomorfizzare.
È quanto questo cambierà il modo in cui ci relazioniamo con persone “vere”.
Qualsiasi cosa voglia dire “vere”.

Di AI ne ho parlato anche in un altro post.

Cover del libro La Macchina Morbida di Roberto Errichelli