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Romanzi gialli italiani: analisi dell’incipit e la passione per il clima

da | Lug 24, 2025 | Consigli di scrittura

Quando scrive, l’italiano ingaggia un corpo a corpo feroce con la sintassi – quando non fa a botte con l’ortografia o scambia colpi bassi con la grammatica.

“Gli italiani non sanno scrivere. Ho visto dei funzionari “tentare” delle lettere e insabbiarsi su una serie di premesse, di coordinate e subordinate dalle quali non sono più usciti. I poveracci cominciano le lettere con dei: “A conoscenza, ed essendo ed avendo avuto notizia, nonostante che noi fottimo già da tempo dell’avviso…” qui molti strappano il foglio piangendo. Un’esperienza poi agghiacciante è fare una semplice denuncia di smarrimento patente ad un commissariato di polizia. Si comincia con “Il sottoscritto tal dei tali” e si arriva dopo quattro ore fatalmente a “avendo stato lo scrivente quanto sopra già…” e qui si viene arrestati per oltraggio alla bandiera o per bestemmia in luogo pubblico. “

[Paolo Villaggio, Fantozzi, 1971]

Il meglio – o il peggio – lo diamo quando scriviamo romanzi gialli o noir.

L’incipit tipo è sempre una descrizione atmosferica.
Il clima ossessiona i romanzieri italiani.

In genere, piove tantissimo, e allora: “la città era sferzata da giorni da piogge impetuose, nuvole dense rimbombavano sulle montagne, poste alle spalle di Forlì* da tempo immemorabile e il commissario Bertozzi camminava a sbalzi per evitare le pozzanghere che nel frattempo si erano formate nel manto stradale dissestato dall’incuria della amministrazione comunale insediatasi tre anni prima.”

A questo punto, chi legge va in anossia e indossa un casco CPAP, se disponibile. Qualcun altro, meno attrezzato, sviene.

Tira molto anche la nebbia, che è sempre “densa” ed “entra nelle ossa” e, allora, il commissario Bertozzi “stentava a vedere ad un palmo di naso e non aveva mai visto una nebbia così fitta, che gli entrava nelle ossa, eppure lui veniva da una zona dove la nebbia era evento comune anzi molto comune.”

Se invece fa caldo, fa caldissimo: “un caldo così non si provava a Zafferana Etnea da un tempo immemorabile, e anche gli anziani stentavano a ricordare l’ultima volta che aveva fatto così caldo, e il commissario Bertozzi, che per di più arrivava dal profondo Nord, sentiva la camicia aderire appiccicata al proprio corpo e sentiva il bisogno impellente di una granita rinfrescante, di quelle che Zappalà gli aveva fatto provare il giorno prima in riva al mare blu oceano, possibilmente al limone ma anche quella all’anice non era male.”

Simenon avrebbe scritto: il commissario Bertozzi era fradicio. Punto.

L’italiano è quella lingua che gli italiani scrivono e parlano come se non fosse la loro.

* La nuova moda è ambientare i gialli in cittadine di provincia. Forse perché le varie “Italian Film Commissions” regionali – ben 19 – sono incentivate a mettere fondi sull’eventuale trasposizione in film o serie questi romanzi. O forse, è perché siamo irrimediabilmente strapaesani. Non per niente chiamiamo Commissions delle semplici Commissioni. “Italian”, beninteso.

Cover del libro La Macchina Morbida di Roberto Errichelli